Piccole storie da raccontare
19 feb
Tempo addietro ho letto una frase bellissima a proposito del carisma, il testo diceva: “Chi pensa di guidare gli altri e non ha nessuno che lo segue sta solo facendo una passeggiata“. Il testo è conciso ma il messaggio che contiene è illuminante e disarmante al contempo. Il concetto che esprime può in effetti essere applicato alla leadership ma non solo. Molte persone pensano che il fatto stesso di poter esprimere un concetto lo renda vero e reale. Nel Web più che mai possiamo constare quanto questo accada spesso. Una delle cose che non mi stancherò mai ripetere durante i miei interventi è proprio quella che non è più l’informazione il grande potere di questo tempo, il vero potere è la capacità di selezione. Quali possono essere allora degli elementi importanti affinchè una persona venga identificata come leader? Uno è sicuramente la Credibilità. Più le persone ripongono fiducia in noi e più noi soddisfiamo questa fiducia più di conseguenza diveniamo credibili, di conseguenza accumuliamo crediti nella famosa banca della Reputazione. Ovviamente come tutte le contabilità esistono entrate ed uscite e sul web il coraggio necessario è maggiore perchè anche se abbiamo diecimila persone che ci stimano ne basta una che non la pensa in questo verso per fare, diciamo, un certo rumore.
Questo concetto dalle parole si estende ai fatti, deve esserci coerenza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo, perchè questo costruisce un ponte tra la teoria e la pratica e fa di noi un esempio da seguire. Affinchè il processo sia funzionale dobbiamo scegliere una strada che ci sia affine, che sentiamo nostra. Inutile voler diventare il più grande esperto di finanza se il realtà la nostra massima aspirazione è trascorrere le serate a catalogare francobolli, meglio specializzarsi in filatelia.Essere un Leader comporta anche una grande responsabilità, perchè si diventa modelli da seguire.Concetti che diventano oro nel personal brand, argomento tanto caro a me e alla rete in questo preciso momento storico.( Daniele Bogiatto)
18 feb
Facebook ha introdotto una piccola importante novità che si inserisce nel solco delle iniziative finalizzate ad una maggior definizione del controllo degli utenti nei confronti dei flussi comunicativi che, partendo dalle proprie attività sul social network, giungono sulle bacheche altrui o rimangono in pubblica visione. È questo il concetto di privacy che Facebook intende forgiare attorno al proprio servizio: privacy non significa nascondere, ma controllare con massima precisione e totale consapevolezza.
Per questo motivo il nuovo passo è quello per cui ora le opzioni di controllo permettono all’utente di impostare il livello di privacy preferito per ogni singola tipologia di informazione. Quel che è possibile per l’aggiornamento di stato, insomma, sarà d’ora in poi possibile anche per ogni singola applicazione a cui si ha accesso, con la possibilità di determinare se il flusso di informazioni derivate possa essere visualizzato da tutti, solo dai propri amici o solo da alcune persone specifiche. Ovviamente è valida anche l’opzione contraria: una volta bloccate le informazioni relative ad una applicazione, rimane comunque possibile aprirne la pubblicazione una tantum, rendendo così di pubblico dominio uno specifico messaggio di cui si intende estendere la visione.
Come al solito trattasi di passi comunicati con cautela, con massima chiarezza e nel tentativo di non urtare la sensibilità della community. Più di una volta, infatti, il cambiamento delle opzioni per la privacy hanno scatenato proteste e recentemente è stato dato avvio anche ad una class action per la quale i legali Facebook dovranno ora rispondere in tribunale. In quel caso il cambiamento della policy (di cui le nuove modifiche ricalcano le impronte) è stato considerato doloso, apparentemente aperto a maggior tutela ma in realtà strumento di apertura delle informazioni per quanti non hanno controllato il cambiamento per le proprie impostazioni standard. Da questo punto di vista Facebook sembra aver imparato la lezione: nel post di presentazione della novità relativa alle applicazioni, il team spiega che l’impostazione standard in pubblicazione è quella stabilita tra le proprie impostazioni dell’account senza modifica alcuna da parte di applicazioni terze o servizi utilizzanti Facebook Connect.
In conseguenza delle modifiche apportate nel rapporto con le applicazioni esterne, un aggiornamento è stato altresì pubblicato sul blog dedicato agli sviluppatori. Nel post sono elencati i cambiamenti in corso e le nuove opzioni disponibili in relazione al maggior controllo della privacy da parte degli utenti.(webnews)
17 feb
All’ ultimo incontro insieme a Giorgio Taverniti per webreevolution avevo preconizzato la fine di Google se non avesse messo in campo qualcosa di serio relativo ai social network non rimanendo agganciata principalmente al core business dei motori di ricerca che per molte motivazioni oggettive lo porterebbe inevitabilmente fuori dal mercato. La sezione ricerca e sviluppo e il management di Google sono aggressivi e preparati e dopo molto parlare arriva Google Buzz.
Lanciata il 09 Febbraio dilaga ad altissima velocità. Si aggancia al proprio account gmail ed è gestibile dal proprio iphone. Potrebbe decretare anche la fine di Twitter soprattutto negli Usa dove si è diffuso ad alta velocità. La fruibilità ed immediata e i risvolti sociali e business sono molto elevati. Un unico aggregatore di flussi di comunicazione. Inoltre abbiamo dal nostro telefono la possibilità di localizzare ed essere localizzati (se lo desideriamo) ed entrare in contatto fisico con persone che stanno postando dei commenti che ci interessano.
L’aggregazione social quindi geograficamente localizzata correndo perfettamente verso l’ integrazione tra reale e virtuale. Prima di diventare una fenice e risorgere dalle proprie ceneri Google ha trovato il sistema di trasformarsi in corsa? Può essere…ci sono oggi ottime possibilità. Fonte www.danielebogiatto.it
16 feb
Teramo è una città strana per certi versi. All’interno ci vivono delle minoranze che con i loro comportamenti infastidiscono (per essere buoni) la maggioranza silenziosa e sana della città. Oramai è abitudine consolidata da parte di pochi imbecilli senza cervello imbratttare tutti i muri del centro storico per rivendicare un qualcosa che capiscono solo loro. Io trovo questa moda un gesto intollerabile che noi persone civili non sopportiamo più. Non è concepibile che pochi idioti sporchino quasi tutti i muri del centro storico. La maggior parte di questa gentaglia appartiene a gruppi di estrema sinistra visti i messaggi che lasciano. Oggi leggiamo su alcuni siti web che due di questi personaggi sarebbero stai individuti e pizzicati con le bombolette ancora in mano. Io sinceramente non capisco perchè la mente umana sia tanto stupida. La punizione ideale per questo atti vandalici ripetuti, oltre la denuncia, è quella di far lavorare questi soggetti alla pulizia dei muri da loro sporcati. Speriamo.
15 feb
Facebook medita di fornire un servizio di posta elettronica? E Google risponde trasformando l’e-mail in una sorta di social network. Anzi, di più. Gmail assorbe molte funzioni tipiche delle reti sociali per rintuzzare il sempre più numeroso popolo di Twitter, Facebook & co. Secondo Nielsen, gli utenti delle reti sociali sono ormai oltre 300 milioni, contro i circa 280 milioni di persone che fanno uso della posta elettronica. Tuttavia i social sono in una situazione simile a quella dei siti agli albori di Internet: tante informazioni disponibili, ma con poco ordine. Così diventa difficile individuare quello che è importante separandolo dal rumore di fondo. Ovvero c’è un eccesso di dati disorganizzati e disgregati che non sono in grado di esprimere al 100% il valore che hanno. E questo bombardamento di contenuti è in costante aumento. C’è bisogno di un nuovo approccio per capire ciò che è rilevante da quello che non lo è. La soluzione?
Google Buzz, l’evoluzione, anzi la rivoluzione, di Gmail. Che già nel corso degli anni è andata espandendosi in fatto di funzioni: dalla posta elettronica alla videochat, passando per vari plus-in nell’area Labs. Il risultato è Buzz, cioè “una nuova era nella comunicazione e condivisione delle informazioni”. Ha ben poco a che vedere con la classica e-mail. Per esempio, c’è l’auto-following, per rispondere subito alle persone con cui parliamo più di frequente.
Oppure offre un modo più semplice e veloce per condividere file e per segnalare quali informazioni sono pubbliche e quali private. Senza dimenticare che visualizza in tempo reale gli aggiornamenti allo stato degli amici e permette di inserire contenuti audio e video. Buzz è integrato in Gmail: si attiva non appena si apre la propria casella di posta elettronica on-line. Basta scegliere i contatti e gli amici con cui utilizzare la funzione perché messaggi, file multimediali, contenuti e collegamenti in Internet vengano aggregati in un unico flusso. Una colonna di informazioni che va crescendo con il tempo. Sulla falsariga di ciò che è già stato sperimentato con Google Wave. Per dirla tutta, Google ha traslocato in Gmail gli strumenti sviluppati in Wave, solo con un occhio di riguardo per la parte multimediale. Per aggiungere nuovi contributi basta rispondere con un metodo simile a quello di Facebook: si apre uno spazio bianco per replicare ai messaggi oppure per inserire un collegamento a un sito o a un video.
Se poi si decide che la discussione diventa pubblica, e quindi non più privata e relegata a Gmail, chiunque acceda al nostro profilo in Google vedrà la colonna di messaggi scambiati con gli altri utenti. Senza invadere la privacy.
Si possono scegliere i gruppi di utenti che possono contribuire alla conversazione oppure individuare chi va escluso. Dunque, spariscono le e-mail? No, sono solo organizzate in modo profondamente diverso da quanto siamo stati abituati finora. Non più posta elettronica statica bensì un aggregato di parole che danno origine a un nuovo streaming in tempo reale di dati complessi e articolati. E in continua espansione. La cosa interessante è che si può iniziare a partecipare a qualsiasi flusso; basta essere invitati o raccomandati da un qualsiasi contatto o amico che è già parte del Buzz in questione. Alla resa dei conti, ciò che Google cerca di ottenere è di creare una nuova forma di conoscenza partendo da e-mail che da sole sarebbero inerti. Va da se che Buzz, essendo parte di Gmail, è supportato anche dai dispositivi mobili non appena attivato nella propria casella e-mail.
Non solo: arriva all’interno di Maps (aggiornato con nuove funzioni) a iniziare dalle versioni del software per iPhone, Symbian, Windows Mobile e Android (le altre piattaforme saranno supportate a breve).
L’innovativo servizio di Google individua dove ci si trova e indica nel contributo pubblicato nella conversazione la posizione da cui è stato inviato il post. Così il messaggio è geolocalizzato ed è possibile vedere sulla mappa il punto esatto dell’utente. Inoltre, dallo smartphone si attiva la funzione Nearby che mostra i Buzz rilevanti con il luogo in cui mi trovo. Così, per esempio, è possibile scorpire quali sono i contatti nei paraggi oppure le conversazioni che contengono riferimenti a servizi disponibili nei dintorni. E su questo fronte Buzz rappresenta un’evoluzione senza precedenti nell’utilizzo della tecnologia Gps: gelolocalizzare una grande quantità dati in un modo pressoché rivoluzionario. Il Sole 24 ore
10 feb
![]()
Oggi vi segnalo un articolo preso dal sito di Daniele Bogiatto, guru del web e già super-esperto ebay su twitter.
Per chi non lo conosce Twitter è uno strumento di microblogging che consente di postare elementi sino a 140 caratteri. Si possono “seguire” gli utenti ed essere “seguiti”. Maggiore è il numero di persone che ci segue e maggiore è la nostra influenza. Negli Usa è veramente potente, usato dal gioverno e dalle maggiori televisioni, testate giornalistiche, star, ecc… Qui in Italia siamo agli albori ma proprio per questo è bene iniziare a coltivarlo con attenzione. Non appena twitter verrà agganciato gratuitamente ai cellulari si evolverà rapidamente come è successo a Facebook. Chi era già presente e ne aveva già imparato l’utilizzo (come nel mio caso) ne ha tratto i massimi benefici anche di comprensione pura. Chi è arrivato dopo sta rincorrendo. Consiglio quindi caldamente l’ apertura del profilo su Twitter usando il nome e cognome reale e di agganciarlo al profilo di facebook in modo che gli stati d’animo possano essere riportati.
Nella fase iniziale non c’è bisogno di impazzire per seguire o rincorrere migliaia di utenti. Meglio pochi ma di qualità, persone vere che vi interessano. C’è sempre tempo per ampliare il tutto. E ovviamente se hai un blog è un’ ottima idea quella di collegare lo stesso all’ account di Twitter.
Non fartelo scappare, proprio adesso mentre in Italia meno persone ci stanno dedicando attenzione. Le opportunità sono sempre celate dove la maggior parte delle persone non guarda.
Hai già un account twitter? Allora puoi scoprire quanto è influente tramite questo sito tweetlevel.
9 feb
Oggi è stata una giornata molto importante, in quanto nello studio di un noto commercialista teramano abbiamo messo le basi per una crescita del primo portale on line registrato in Abruzzo, www.teramonews.com. A breve la squadra si allargherà, nascerà una redazione nella quale lavoreranno a tempo pieno diversi giornalisti professionisti per migliorare la qualità delle informazioni. Questo sarà uno step fondamentale per la crescita del giornale a livello provinciale. Se pensate che oggi Teramonews registra 1600 visite uniche giornaliere senza redazione provate ad immaginare quando a breve ce ne sarà una vera e propria che cosa potrà succedere. Sono molto contento di questa nuova sfida, oltre che per me stesso naturalmente, anche per lo schiaffo morale che rifilo a tutti quei babbei di pseudo giornalai teramani che credono che i giornali li sappiano fare solo loro, che tristezza. Teramo è una città in cui ci sono agenzie di pseudo comunicazione che nemmeno capiscono l’importanza del posizionamento sui motori di ricerca, che non sfruttano la potenza dei social network o del brand personalizzato sul web. Le loro campagne di comunicazione di punta sono al 99% su uno spot inguardabile fatto passare a Teleponte e una pagina cartacea sul mensile free press di turno, che tristezza. Che dire, significa che questo ci meritiamo.
I Miei Social Account