Lorenzo Di Pietro – Blog

Piccole storie da raccontare

Facebook, Twitter, Teramonews e LeBanane

Nel lontano 2003 decisi, con grande disappunto di mia madre, di non esercitare la professione di Ingegnere e di dedicarmi al mondo del web. In quel momento fui colpito come da un fulmine stile ritorno al futuro ed ebbi una visione: come far soldi con il mondo virtuale.

Così nacque il primo giornale on line registrato in tribunale, www.teramonews.com. Gli inizi furono molto duri, infatti nonostante l’impegno, le collaborazioni, gli aggiornamenti continui le visite non decollavano. Dopo molti mesi (ora non ricordo bene) finalmente i teramani e non solo iniziavano a leggere questo strumento. Oggi finalmente, anche in automatico, il portale produce 1500 visite giornaliere (fonte google analytic).

Un giorno, decisi di coinvolgere gli amici Nodari e Falconi nel progetto delle Banane, per anticipare un futuro prossimo, cioè quello del “web a pagamento controllato”, cioè se ritieni che il prodotto che fai merita puoi anche pagarlo.

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Nel mezzo di questi due progetti si sono intersecati i social network. Molti ignoranti tuttologi ritengono che Facebbok & C. siano solo dei luoghi di kazzeggio e per chi non ha nulla da fare. In parte è vero, facebook è un social di svago non di lavoro, però può essere usato in maniera oculata per quasi tutti gli scopi, anche quelli pubblicitari e di marketing.

Oggi, dopo neanche 60 giorni di nascita lebanane contano quasi 400 visite giornaliere, mantenedo questa media presto supererà Teramonews. Perchè tutto questo in cosi poco tempo? semplice, ci sono i social (oltre naturalmente ai contenuti). Oggi riuscire a creare un prodotto e svilupparlo è molto più veloce grazie ai vari Facebook, youtube e twitter. Attenzione però, ci sono delle strategie e delle regole molto scrupolose da seguire, in questo campo non si può improvvisare, altrimenti si rischia di ottenere il risultato inverso: una antipatia collettiva del tuo marchio con conseguenze disastrose.

Quindi usiamo tanto i social, ma in maniera precisa e puntuale, non tanto per far vedere che ci siamo.

Piccolo appunto: perchè le nostre istituzioni (Comune-Provincia-Regione) che dicono di credere nel web e che spendono migliaia di euri per uffici stampa e per “comunicatori” non iniziano a sfruttare gli strumenti GRATUITI che oggi il web mette loro a disposizione? Mistero.

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  • Materializzare la gestione del tempo

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  • Risentiamoli….

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  • Facebook si usa bene? a Teramo no

    Facebook è il più famoso e grande social network che si è sviluppato in Italia (negli Stati Uniti è secondo a Twitter). Bene, Fb è nato come social di svago, luogo in cui si scrivono i propri stati d’animo, luogo in cui si pubblicano le proprie foto da piccoli, luogo in cui si raccontato esperrienze passate-presenti e future. Allora mi chiedo: può essere usato anche per fini di business e marketing? la risposta è NI. La risposta è NI e non SI, perchè fb essendo nato, appunto come spazio virtuale non di lavoro ma di svago, non può trasformarsi in una bacheca di opportunità di lavoro. Quindi bisogna dosare e calibrare la propria azione di marketing in maniera oculata e non invasiva.

    Se io ho una attività e la voglio promuovere NON devo creare un gruppo o un account con il nome di tale attività, questo è l’errore più grande che uno può commettere, e che molte aziende teramane hanno commesso. perchè? perchè io non voglio che uno mi imponga di sapere cosa fa la sua azienda, ma vorrei decidere io quando e se trovare informazioni che parlino di lavoro e opportunità in genere. Di conseguenza la cosa più logica da fare è quella di creare una Fan Page. Cosi facendo si ottengono due risultati importanti:

    1) sono gli utenti che vengono da me, di conseguenza è normale che vogliano essere aggiornati sulle attività della mia azienda

    2) creo automaticamente un ID più “Google Friendly”. Piaccio di più ai motori di ricerca.

    Oggi chi non segue queste regole basilari viene da molti spammato e bloccato come utente (io almneo faccio cosi).

    Poi chi vuole utilizzare i social network esclusivamente a scopo di business NON deve puntare su fb, ma utilizzare il social giusto, che in questo caso è Linkedin.

    Alla prossima puntata sui social network

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  • Si riparte

    Ho deciso. Dopo alcuni mesi di “pausa di riflessione” oggi ri-inizo di nuovo ad aggiornare il mio piccolo, ma bellissimo spazio virtuale. Con immenso piacere di Elso Simone Serpentini che potrà di nuovo prendere spunto dai miei errori per riempire alcuni spazi nel suo giornale satirico sor paolo. In questi mesi sono successe molte cose, ho conosciuto persone nuove e interessanti, sono riuscito a far partire alcuni progetti nuovi (Le Banane, ldpcompany) ma di queste cose parleremo in seguito.

    Ora mi vorrei concentrare su un argomento fondamentale, la gestione del tempo. Secondo voi come dovrebbe essere impiegato il tempo della vostra vita? lavoro? famiglia? vacanze? è possibile riuscire ad essere padroni del proprio tempo e quindi del proprio destino? io penso di si. Basta solo applicare alcune metodologie semplici ma importantissime. Io sto cercando di farlo tutti i giorni, anche se non è facile riuscire ad entrare in uno standard ancora non ottimizzato. Per questo devo dire grazie Daniele Bogiatto, una persona straordinaria e speciale che ho conosciuto nel 2009 alla WebReEvolution di Roma.

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    Seguendolo (virtualmente) ho imparato alcune cose che mi hanno fatto fare un piccolo, ma significativo salto di qualità nella mia vita lavorativa e non.

    Vi segnalo questo suo articolo.

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  • Sempre meno iPhone, sempre più Android

    Il mercato dell’iPhone potrebbe essersi stabilizzato (con i conseguenti primi cedimenti) e la crescita continua di Android potrebbe esserne la causa prima. Dietro a queste fluttuazioni ci si può leggere molto: gli screzi tra Google e Apple, la denuncia di Apple ad HTC, la battaglia a colpi di applicazioni, le presentazioni anticipate per spiazzare il mercato e molto altro ancora. Questo, infatti, sembra essere il quadro assodato: la posizione dominante dell’iPhone nel mondo degli smartphone è per la prima volta messa in discussione.

    Dopo una ascesa senza rivali, l’iPhone ha iniziato a vedere una concorrenza sempre più strutturata portare a segno le proprie offensive. Secondo quanto evidenziato dai dati Quantcast relativamente al “web consumption” la sfida più seria proviene da Google, il cui sistema operativo Android ha visto una crescita anno su anno pari al 92%. Il dato più significativo, però, è quello degli ultimi mesi: +44.6% nell’ultimo trimestre, +8.3% nell’ultimo mese. Nel mese di Febbraio (all’interno del quale va segnalata peraltro l’eccezionale performance RIM: +13.8%), per contro, iPhone ha perso il 3.2% e nell’ultimo trimestre il 4.5% (-10.2%, invece, nelle proiezioni anno su anno).

    La caduta dell’iPhone non sta mettendo ancora in discussione la posizione di controllo di cui Apple può giovarsi, ma è un segno inequivocabile di un nuovo assestamento del mercato dovuto alla crescita di Android e, soprattutto, al rilascio sul mercato del Nexus One di produzione HTC.

    Quote di web consumption dei vari sistemi operativi mobile

    Quote di web consumption dei vari sistemi operativi

    Manca, in questo quadro, il dato relativo allo specifico di Symbian e Windows Mobile. Entrambi, però, stanno per lanciare la propria offensiva: Nokia ha reso open source il proprio Symbian, mentre Microsoft ha preannunciato la saga Windows Phone 7 promettendo grandi novità entro la fine dell’anno. Lo sconquassamento generato da Android dimostra come il mondo mobile non sia in alcun modo un mercato dalle posizioni consolidate e, per questo motivo, vi sono grosse opportunità ancora aperte per gli attori che intendessero investirvi le proprie risorse.

    Per difendersi dal ritorno di Android, nel frattempo, Apple ha lanciato la propria offensiva contro HTC dimostrando quanto il Nexus One possa costituire una minaccia per le ambizioni di Cupertino. 20 brevetti in ballo con il produttore orientale ed altre decine di brevetti in bilico tra Apple e Nokia rappresentano soltanto la punta dell’iceberg in una battaglia legale per il mobile che mette in luce quanto interesse si celi dietro questa nuova gallina dalle uova d’oro.

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  • Nostalgia

    Oggi vi ripropongo uno dei confronti più belli e interessanti avuti durante la messa on line di “Opinioni a confronto”, tribuna politica trasmessa durante l’ultima campagna elettorale che ha portato all’elezione del nostro Sindaco di “tutti” Brucchi.

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  • C’era una volta il PageRank

    C’era una volta il PageRank. Era un parametro cruciale, qualcosa con cui confrontarsi per ambire a costruire qualcosa sul Web. Concentrava in un valore numerico tutta una serie di operazioni, valutazioni e strategie, riassumendo in prospettiva logica tutto quel che di “SEO” si stava facendo per le proprie pagine sul Web. Il PageRank è però oggi una cosa ormai superata e il team di Mountain View non perde occasione per allontanare l’attenzione degli utenti da quello che una volta era l’ombelico dell’intero ecosistema Google.

    Prima avvenne la rimozione dai contenuti del Webmaster Tools. In seguito si è ripetuto più e più volte, in più sedi e più contesti, come il lavoro di ottimizzazione delle pagine sarebbe dovuto essere concentrato su altri aspetti e non soltanto sul raggiungimento di un alto Pagerank. Ora Google torna a ripetere il proprio punto di vista al Search Marketing eXpo West 2010 per voce di Peter Norvig, Director of Research del gruppo. Il concetto è chiaro: il PageRank è un parametro superato. Sebbene non vi siano spiegazioni chiare sul motivo per cui la barretta colorata rimanga ancora ad oggi all’interno della Google Toolbar, è chiaro come il motore non intenda più rispondere e confrontarsi su tematiche relative a questo aspetto, girando così il discorso su temi più attuali e su dinamiche più approfondite relativamente a come il search è andato trasformandosi negli anni.

    «Una cosa che penso sia ancora sopravvalutata è il PageRank. La gente pensa, si, fai questa computazione grafica e avrai ordinato tutte le pagine. Si, questa computazione è importante, ma ci sono molte altre cose. [...] Abbiamo mai pensato che questo fosse il fattore più importante [...] abbiamo sempre guardato a tutti i dati disponibili». E conclude Norvig, chiarendo ulteriormente gli intenti Google relativamente al PageRank: «C’è questa confusione perchè una delle componenti la chiamiamo PageRank, ma l’intero algoritmo Google si chiama anche così. Questo è un errore. Abbiamo bisogno di migliori definizioni». Detto ciò, il discorso si è spostato su Speech Recognition, immagini Street View, applicazioni Android ed altri aspetti del mondo Google.

    Il PageRank, insomma, non è più un valore cruciale. Non lo è da tempo. La forza del brand continua a mantenerlo al centro delle valutazioni di troppi utenti, ma non è più fondamentale e probabilmente meriterebbe addirittura una ridefinizione. Destini a parte, il concetto è oltremodo chiaro: il buco nero che fagocitava tutti i parametri del ranking di Google è oggi qualcosa di diverso, di valore sminuito, di importanza rivoltata.(webnews)

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  • Nel corso del 2009, Facebook avrebbe fatto registrare un volume di affari intorno ai 700 milioni di dollari, mentre nel 2010 i ricavi complessivi per la società potrebbero aggirarsi intorno al miliardo di dollari. Le stime sull’andamento del social network sono state da poco diffuse online dal sito di informazione Inside Facebook, fonte solitamente ben informata, ma non hanno ricevuto conferme dai diretti interessati dello spazio in Rete che vanta più di 400 milioni di iscritti. La società di Facebook, del resto, non è quotata in Borsa ed ha quindi meno obblighi legati alla pubblicazione dei propri conti.

    Il celebre social network concluse il 2008 con circa 300 milioni di dollari di ricavi, cifra che sarebbe più che raddoppiata nel corso del 2009 raggiungendo quota 600 – 700 milioni di dollari. Un andamento ritenuto verosimile dagli analisti, anche alla luce dei dati sul 2007 che stimavano un volume di introiti pari a circa 170 milioni di dollari. Mantenendo gli attuali trend, il social network potrebbe dunque raggiungere e superare la soglia del miliardo di ricavi entro la fine dell’anno in corso, facendo registrare ancora una volta una notevole crescita su base annua.

    Secondo Inside Facebook, nel 2009 la società avrebbe aumentato sensibilmente i ricavi grazie alla differenziazione della propria offerta per gli annunci pubblicitari. La sola voce Performance Advertising avrebbe portato a un flusso di introiti pari a 350 milioni, mentre il Brand Advertising avrebbe contribuito per 225 milioni di dollari. La vendita di beni virtuali, come doni e gadget da utilizzare all’interno del social network, avrebbe invece fruttato circa 10 milioni di dollari, confermandosi una soluzione dalle buone potenzialità per estendere ulteriormente le possibilità di ricavo per Facebook. Di entità maggiormente contenuta si è invece rivelata l’esperienza legata ai servizi di advertising offerti da Microsoft, area nella quale sarebbero stati generati circa 50 milioni di dollari.

    I trend emersi durante lo scorso anno dovrebbero mantenersi anche nel corso del 2010. Il Brand Advertising dovrebbe continuare a crescere, anche grazie all’impegno di Facebook nel segmento, fino a raggiungere i 350 milioni di dollari. I ricavi derivanti dagli accordi con Microsoft potrebbero, invece, subire un arretramento forse compensato dal recente accordo per offrire le ricerche di Bing attraverso il celebre social network. La vendita di beni e servizi virtuali dovrebbe conoscere una notevole crescita, anche grazie alle nuove opportunità offerte ai produttori di soluzioni e applicazioni di terze parti per Facebook. Infine, sul fronte del Performance Advertising, le stime di Inside Facebook disegnano un quadro estremamente positivo con una notevole crescita del segmento su base annua tale da consentire, potenzialmente, un volume di introiti intorno ai 600 milioni di dollari.

    Dopo aver faticato alcuni anni per trovare un modello di business redditizio, Facebook sembra essere avviato sulla giusta strada per monetizzare con maggiore efficacia il proprio ampio bacino di utenti. La diversificazione delle fonti di ricavo nel campo dell’advertising inizia a dare i propri frutti e potrebbe consentire alla società del social network di fare affidamento su una base solida per sfruttare nuove funzionalità, sia sul fronte della pubblicità che dei sistemi a pagamento per i beni e i servizi in vendita nel trafficato spazio online.(webnews)

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  • USA: l’informazione sul Web supera i quotidiani

    Negli Stati Uniti, Internet ha superato quotidiani e radio nella classifica dei mezzi di comunicazione maggiormente utilizzati per ottenere le notizie e insidia il primato detenuto ancora dal mezzo televisivo. A rivelarlo sono gli analisti del Pew Internet and American Life Project, che hanno da poco rilasciato un dettagliato rapporto sul consumo delle notizie da parte degli utenti statunitensi. Secondo la ricerca, il 46% degli intervistati utilizza mediamente tra le quattro e le sei diverse piattaforme per ottenere le notizie, mentre solamente il 7% utilizza una sola fonte di informazione.

    «Internet è al centro del modo in cui sta cambiando il rapporto delle persone con le notizie. Sei americani su dieci (59%) ottengono le notizie da una combinazione di fonti online e offline su base giornaliera, e Internet è ora la terza piattaforma per le news più popolare, alle spalle delle tv locali e nazionali per le news» scrivono gli analisti Pew nella ricerca da poco diffusa. Rispetto al rapporto con i media tradizionali, che implica solitamente la fedeltà verso una principale fonte di informazione, il Web si rivela uno spazio maggiormente flessibile nel quale gli utenti si muovono senza preferenze molto marcate. Le fonti di informazione online consultate oscillano tra le due e le cinque, mentre nel 65% dei casi gli utenti dichiarano di non avere siti web preferiti per il reperimento delle notizie. Solamente un intervistato su cinque dichiara di fare affidamento su una sola fonte di informazione.

    Il 33% circa degli utenti statunitensi consulta le notizie attraverso un dispositivo mobile, mentre il 28% dichiara di aver personalizzato la pagina iniziale del proprio browser per includere alcuni rimandi verso i siti di informazione. Grazie al successo dei social network, nel corso degli ultimi tempi è anche aumentata la percentuale di individui che condividono le notizie reperite online con i propri contatti. Il 37% degli utenti, infatti, contribuisce alla diffusione delle news e all’avvio delle conversazioni sui fatti accaduti e riportati nei siti di informazione online. I principali sistemi per condividere link e articoli si confermano i social network di maggiore successo come Facebook e Twitter, che consentono di rendere istantanei confronto e conversazione.

    «In primo luogo, l’avvento dei media sociali come gli spazi per il social networking e i blog ha consentito alle notizie di diventare un’esperienza sociale in nuovi modi per i consumatori. Gli utenti utilizzano i social network e le soluzioni per filtrare, verificare e comunicare la loro reazione alle notizie offerte dal social networking. In secondo luogo, la progressiva diffusione della connettività in mobilità tramite smartphone ha reso la raccolta delle notizie un’attività costante e ripetibile in ogni luogo per un ampio segmento di lettori interessati» si legge nel rapporto.

    L’analisi degli esperti Pew è confermata dai numeri della ricerca da poco condotta: il 99% degli intervistati conferma di ricevere almeno una volta al giorno le notizie attraverso i giornali, le televisioni, le radio o il Web. Il 61% dichiara di ottenere le news attraverso la rete a fronte del 50% che legge le notizie sui giornali locali, spesso gratuiti, e del 17% che afferma di leggere giornalmente un quotidiano nazionale come il New York Times o USA Today.

    Infine, le notizie maggiormente ricercate online risultano essere quelle legate al meteo (81%), agli eventi di rilevanza nazionale (73%), alle ultime novità sulla salute e il benessere (66%). Seguono poi le informazioni su affari ed economia (64%), eventi internazionali (62%) e tecnologia con circa il 60% degli utenti che utilizzano la Rete come fonte di informazione.

    I trend messi in evidenza dalla ricerca condotta dal Pew Internet and American Life Project dimostrano come le modalità di reperimento e fruizione delle notizie da parte degli utenti stiano cambiando sensibilmente. Il Web conferma la propria ascesa a fronte di una significativa riduzione dei quotidiani, consultati con crescente frequenza online a scapito delle versioni cartacee. Un andamento ormai noto agli editori intenti a elaborare nuovi modelli di business per recuperare parte degli introiti perduti a causa delle minori vendite delle loro pubblicazioni su carta.(webnews)

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