Piccole storie da raccontare
30 lug

Qualche tempo fà ho creato insieme agli amici Falconi e Nodari il sito non sito, il blog non blog, il giornale on line non giornale on line, www.lebanane.it
Oggi posso affermare che questo progetto virtuale ha avuto e sta avendo un successo oltre le più rosee previsioni. perchè? Per una serie di piccole ma grandi ragioni.
In questo spazio ci sono relatori che parlano di tanti argomenti come fanno tanti in altri luoghi virtuali e non, però nelle banane questi argomenti vengono trattati in maniera “pura”, quindi la notizia viene riportata per quella che è. Non ci sono manipolazioni o ritocchi, ma vengono raccontati solo i fatti.
Inoltre tutti i lettori virtuali possono intervenire senza nessun tipo di censura. Possono proporci argomenti da trattare, inchieste da approfindire, insomma hanno voce in capitolo. Possono partecipare attivamente affinchè una determinata situazione venga trattata in maniera giusta ed equilibrata, di conseguenza hanno la percezione che tramite il loro contributo la città in cui viviamo possa migliorare.
Altro aspetto è che le banane non hanno appartenenza politica. Trattano allo stesso modo ogni schieramento. E cosa molto importante, le banane non danno lezioni di vita o di etica a nessuno. La storia personale di noi fondatori non influisce nelle scelte redazionali del progetto.
Tutte queste piccole regole hanno portato il sito ad avere questi numeri:
1) oltre 400 visite giornaliere dopo solo 60 giorni di messa on line
2) 27.805 Visualizzazioni di pagina
3) 3:31 Tempo medio sul sito (che è un tempo altissimo considerando che non stiamo parlando di un portale)
4) in media abbiamo 31,56% di visitatori nuovi ogni mese
5) 1000 commenti già inseriti nel sito a fronte di 144 articoli e video prodotti
Da settembre partirà il nuovo e innovativo servizio “VideoNewsletter” che verrà spiegato in un video che verrà lanciato a fine mese. Inoltre sarà attivata la pagina delle donazioni, vero banco di prova. Come dice Leo, “la libertà ha un costo”.
Queste piccole e semplici ma importanti regole perchè non vengono seguite anche da altri? Difficile dare una risposta. Però dico che lebanane non hanno inventato nulla, hanno solo seguito una strada già scritta dal popolo della rete.
11 Commenti per "I numeri e i segreti delle Banane"
Fra le tante osservazioni che potrei fare, e che forse un giorno farò, sul giornale a cui collaboro, non resisto da qualche giorno alla tentazione di far notare che “tempo fà” è scorretto e che su “fa” l’accento non ci va. Per non esagerare, mi limito anche a far notare che si scrive “perché” e non “perchè”. E per dimostrare che queste due annotazioni non sono inutili, aggiungo che sulla carta stampata questi errori sono ancora banditi e censurabili, mentre “on line” errori e strafalcioni di questo tipo, soprattutto perché si digita in fretta e senza ripensamenti, sono comunissimi. Ecco, sui siti online ci sarà un deciso miglioramento quando anch’essi avranno più rispetto delle regole formali.
Una domanda: se volessi controllare e verificare personalmente i dati numerici riferiti, da te, come da altri webmaster, come dovrei fare? Poiché non molti lo sanno, forse i siti dovrebbero pubblicare le istruzioni per effettuare una verifica, sempre che siano alla portata di un lettore di media competenza informatica e non richiedano una preventiva laurea in materia. Grazie per la risposta, che sicuramente avrò. PS. Ho notato che molti articoli del blog (questo blog) riportano “0 commenti”. Devo interpretare il dato come totale indifferenza agli stessi di chi legge o come uno scarso numero di lettori? Qual è la percentuale media tra coloro che leggono l’articolo di un blog e quelli che inviano un commento?
Per controllare i dati basta chiedere, e ti verrano inviati in forma privata o pubblica, tramite google analytic.
Vero, questo spazio è poco visistato, come hai notato dal numero dei commenti. Infatti, il mio intervento non mirava a dimostrare che i miei siti hanno visite e i giornali cartacei no. E’ una semplice riflessione che indica come sia difficile valutare l’impatto dei vecchi media sul mercato rispetto ai nuovi.
Io penso che gli errori grammaticali, visti o non visti, gravi o non gravi, siano presenti sia sul web che sulla carta. Non sono daccordo che il web li amplifichi. Qualche mese fa, mi segnalarono una serie di errori (citati in maniera puntuale, con riferimenti precisi) su un giornale cartaceo cittadino, io naturalmente non ho pubblicato il pezzo, non ha senso.
Caro Elso, oggi non è concepibile che imprese investano su prodotti che non riescono a dare riferimenti credibili sui numeri che producono.
Se io sono un potenziale inserzionista, come faccio a veirifcare i dati del tuo sito? Come faccio ad averli da google anlaytic? Non è che google analytic li fornisce solo a te, proprietario del sito?
Per quanto riguarda gli errori, è evidente che nemmeno la carta stampata ne è immune. Però credo che attualmente sui siti e sui log, per via di una veloce digitazione e di una scarsa rilettura, gli errori siano assai più numerosi e, in generale, meno banditi e più tollerati. C’è una certa tendenza a trascurare la forma, perfino sui siti di Repubblica e del Corriere della Sera anche nei titoli compaiono a volte errori che non troveresti mai sul giornale stampato. Gli articoli delle Banane sarebbero assai più apprezzabili se non avessero un generale e totale dispgregio della forma, così grande che spesso la lettura diventa difficile e la comprensione impossibile. Tra mancanza di soggetti o di predicati, o di virgole e virgolette, non si capisce spesso quello che l’autore vuol dire, ed è un peccato.
Infine, guarda che tramite l’UISP i periodici più importanti riescono a certificare le copie tirate. Certo non le letture delle pagine eccetera. Ma anche i dati forniti dai proprietari dei siti risultano difficilmente controllabili dal lettore medio, comune, e comunque non controllati di fatto. Tutto qui.
Hai visto che anche io sono incorso in errori di digitazione nel messaggio precedente? Anche per colpa della fretta e della scarsa rilettura, oltre che per la carenza di vista, che scrivendo qui non consente di evitare errori che sarebbero evitati grazie ad una rilettura su carta stampata.
Quando un potenziale inserzionista ci contatta noi gli facciamo vedere tutti i dati certificati da google, qui sta la differenza. Un normale visitatore non può vederli, ma ognuno è libero di pubblicarli, quindi questi non sono aleatori ma precisi e VERI. invece nei giornali, locali non si sa nulla.
Ah, ecco, io inserzionista ti contatto e tu mi fai vedere i dati di Google Analityc. A quel punto io vorrei però una certificazione, che mi certifichi che quei dati sono autentici. Insomma una certificazione della certificazione. E comunque un eventuale inserzionista non si mete a cercare i dati. Inoltre anche un giornale potrebbe certificare almeno la tiratura, che è la cosa che conta di più, esibendo la fattura della tipografia. Quanto ai dati degli articoli letti non o non letti e agli altri, più specifici, all’inserzionista allo stato non interessano.
Ho visto che anche i commenti delle Banane sono assai pochi e a commentare sono quasi sempre gli stessi: Morgana, Bakunin e pochi altri. Hai dati sul rapporto statistico medio tra commenti e visitatori di un sito? Attaulmente ci sono dati precisi, ovviamente statistici, sul rapporto tra numero di copie stampate e diffuse di un periodico free press di carta stampata e numero di potenziali lettori.
Bene, ci incontriamo su skype e io ti invio tutti i dati certificati, in modo tale da poter valutare quello che io dico. Sai la differenza tra il web e la carta? il web supporta le chiacchiere con i dati la carta no.
Lascia un commento